Canale Anale

Questa è bellissima. Qualche tempo fa, su Amazon, compare un libro, un saggio, un agile volume dal titolo inequivocabile: “Perché Salvini merita fiducia, rispetto e ammirazione.”Un titolo talmente accattivante per orde di leghisti, che in breve il libro scala le classifiche. A molti non sembra vero: un saggio, all’apparenza serissimo, di un noto politologo internazionale, il grande Alex Green, che finalmente attribuisce al “capitano” i meriti che giornaloni e intellettuali italiani brutti e cattivi non gli hanno mai voluto riconoscere.Solo che, quando il libro arriva a casa, non appena lo aprono, si ritrovano davanti 110 pagine interamente bianche: un quaderno per gli appunti, insomma. D’altronde l’autore era stato onesto nella descrizione: “Questo libro” aveva scritto, “è pieno di pagine vuote. Nonostante anni di ricerche, non abbiamo potuto trovare niente da dire su questo argomento.”Solo che richiedeva uno sforzo troppo grande per il leghista semplice: leggere.Genio assoluto.

Lorenzo Tosa aveva appena concluso il suo ultimo post, con la consueta retorica stucchevole, ma tanto efficace nel catturare consensi e fare proseliti sulla base d’un sentimentalismo spicciolo e d’un’opposizione cieca e manichea nei confronti di Matteo Salvini. Si era ormai fatta sera e aveva pertanto programmato la pubblicazione del post alle ore diciassette del giorno successivo, cercando di sfruttare il traffico d’utenti, normalmente intenso a quell’ora, con lo scopo di ottenere maggiori reazioni e consensi. A dire il vero, si sentiva anche piuttosto stanco e non aveva voglia di passare tempo ulteriore su Facebook, oltre che di rispondere ai vari oppositori che normalmente pullulavano sulla bacheca della sua pagina e ne mettevano in evidenza le sue contraddizioni. A questo proposito, gli tornò alla mente lo scambio avuto con una donna di bella presenza che, nel giorno del suo compleanno, gli aveva fatto presente in un commento che portava malissimo i suoi anni. – Puttana! – disse fuori dai denti Tosa, ripensando a quella fanciulla verso cui, pur facendo finta di nulla, fondamentalmente provava un intenso desiderio sessuale, per quanto sapeva benissimo che non sarebbe mai stata sua, considerando quanto fosse distante dalle sue idee politiche. Tosa, nella vita reale, pensava cose che non avrebbe mai scritto in uno dei suoi post caramellosi. Era in realtà profondamente misantropo, per quanto egli stesso fosse inconsapevole di ciò. Da tipo estroverso qual era, in senso junghiano, non era uso a scrutare i moti del suo inconscio. Tosa era definibile come un individuo costituito da puro intelletto. Tutto quanto apparteneva alla sua interiorità e al suo corpo, era per lui trascurabile e privo di utilità.

– Sono molto stanco. Quest’oggi è stata una giornata difficile. Una giornata molto difficile. Penso che mi recherò in soggiorno. Sì. A rilassarmi. Con qualche video. Su Youtube. – Tosa si era imposto di pensare esattamente nello stesso modo perentorio in cui scriveva, evitando il più possibile l’utilizzo delle subordinate, in modo da autoconferirsi una ferrea disciplina e rendere il più naturale ed efficace possibile lo stile dei suoi scritti.

Entrò in soggiorno, si adagiò sul divano e accese la smart TV, collegandosi immediatamente a Youtube. Non sapeva esattamente cosa guardare, probabilmente si sarebbe sparato un bel live dei Toto, fino a quando non avrebbe preso sonno. Rimase per un po’ a fissare lo schermo del suo moderno televisore, dubbioso sul da farsi, finché nella home page di Youtube, tra i video consigliati, la sua attenzione non cadde sull’anteprima di un curioso filmato realizzato da un certo Canale Anale. L’immagine in anteprima era inconfondibile: in primo piano, vi erano una serie di rughette, ben delineate, le quali convergevano verso un foro angusto e scuro, dal quale trapelava un’inquietante peluria vagamente sudaticcia.

– È il primissimo piano. Di un ano. Un buco. Di culo. – pensò Tosa, osservando quell’immagine con un’aria tra il perplesso e il guardingo, scandendo i pensieri e, al solito, evitando come la peste le subordinate.

Incuriosito e leggermente divertito, Lorenzo cedette alla curiosità e decise di avviare quel video, alquanto inusuale per una piattaforma che faceva della censura ai contenuti volgari uno dei suoi capisaldi.

Il video iniziò a riprodursi, aveva una durata di un’ora. Tosa attivò la modalità schermo intero e si distese comodamente sul divano. Quell’ano lo fissava silente, bruno come la pece, mentre i minuti trascorrevano e nulla accadeva. Tosa pensò che si trattasse di uno scherzo di pessimo gusto e decise che era giunto il momento di interromperlo per passare ad altri contenuti, quando all’improvvisò, dallo schermo s’udì una voce che lo fece trasalire:

– Tu, avviscinati

Tosa sobbalzò. – Cristo. Santo! – proferì angosciato.

– Non imprechi, per cortesia, è alquanto disdiscevole! – Quel parlare strascicato e paternalista gli rimembrò improvvisamente un timbro vocale noto, familiare.

– Con chi ho il piacere? Di parlare? – scandì Tosa in maniera perentoria, benché la voce gli tremasse vagamente a causa dell’inquietudine.

– Sono l’ano del Presidente del Consiglio dei Ministri.

– Presidente! Conte! – Tosa era straziato dall’emozione, non riusciva a credere di essere in contatto con il suo politico preferito.

Disciamo che lei è un po’ duro di comprendonio, caro Tosa. Le ho detto che sono l’ano del presidente del consiglio, non il presidente del consiglio!

– Ma lei ha la stessa identica voce del suo legittimo proprietario!

– Forse perché non fa molta differenza tra quello che esce dalla sua bocca e quello che esce da qui! – rispose l’orifizio della quarta carica dello stato, caustico. A quell’affermazione sarcastica, fece seguito una risata divertita.

– Non dica così. Considero il suo proprietario il più grande politico che il nostro paese abbia mai avuto. Uno statista. Un gigante tra i nani. L’unico in grado di tirarci fuori da questa tragedia. Questa pandemia. Che tante vittime a mietuto. Finora.

– Tosa, cortesemente, tutta questa punteggiatura mi sta fascendo venire il mal di testa, dovrebbe, se mi consente, utilizzare maggiormente le subordinate. A questo proposito, disciamo che ho avuto modo di dare una sbirsciata alla sua pagina Facebook. Vedo che la seguono in tanti, taluni con molto affetto, altri invesce proprio non la tollerano. Devo dire che di recente i suoi contenuti sono particolarmente lusinghieri nei miei riguardi, per quanto tempo fa Ella mi aveva additato come un burattino nelle mani di Di Maio e Salvini. Come aveva definito in un suo post Guy Verhofstadt, che mi definì in tal guisa durante un dibattito al Parlamento Europeo? “Gigantesco”, giusto?

– Presidente, non faccia così, mi spiace che se la sia presa. Mi rincresce. Ma in quei tempi, quei tempi bui, lei era alleato con un politico. Tra i più pericolosi. Della storia della nostra repubblica. Salvini. Matteo Salvini.

– Guardi Tosa, posso capire che quell’alleanza alquanto insolita abbia generato delle ambiguità sulla mia persona, ma le posso garantire che quel post, sinsceramente, mi ha stupito. Lei offende se fa così!

– Mi dispiace. Presidente, mi permetta di dirle che…

– Guardi, la interrompo subito. Non occorre che si scusi. Sappia che, accedendo a questo canale Youtube, ha avuto in realtà la possibilità di farsi perdonare. Le posso solo dire, con molta chiarezza, che in questo momento stiamo fascendo la storia.

Tosa ebbe la pelle d’oca nell’udire quelle parole. Non avrebbe mai creduto che una parte del presidente del consiglio in persona, seppur tra le più turpi, avrebbe potuto proferire quello slogan efficace nei suoi riguardi. Spalancò gli occhi e uno stupido sorriso gli si stampò in volto. Altri moti inconsci fecero capolino nel suo animo, ma anche in quella circostanza, decise di ignorarli, per automatismo nevrotico.

– Cosa posso fare, Presidente?

– Tosa, guardi, le posso solo dire che anche in questo caso, non agirò con il favore delle tenebre. Questo ano la sta guardando dritto in faccia. La invito pertanto ad avviscinarsi allo schermo.

Tosa eseguì, senza farsi troppe domande. Si sollevò dal divano, si stiracchiò e, a quel punto, fece qualche passo verso lo schermo della sua smart tv.

– Ancora più viscino… – proferì il buco del culo dell’avvocato del popolo.

Tosa poggiò entrambe le mani sui fianchi e si piegò di novanta gradi, avvicinando il suo volto a pochi centimetri dallo schermo. E fu a quel punto che avvenne l’impensabile: le chiappe del primo ministro italiano emersero crudamente dallo schermo. Erano autentiche, tangibili e palpabili, due autentiche focacce di carne che circondavano inesorabilmente quell’orifizio loquace dal piglio istituzionale.

– Può lambirle, dottor Tosa. Guardi, disciamo che le si sta palesando dinanzi una grande occasione.

Tosa deglutì. Era lacerato da stati d’animo contrastanti: da un lato si sentiva preda d’un intenso desiderio di stampo masochistico, dall’altro provava un vago disgusto per quell’ano peloso dal quale trapelava un leggero odore di cloaca. Si sentiva al contempo vivo e morto, a guisa d’un servile gatto di Schrödinger. Fissò ancora a lungo il buchino del professore, prima di prendere una decisione.

– Non sia timido Tosa, lei ha l’opportunità, finalmente, di passare dalle parole ai fatti! – insistette persuasivo l’ano di Giuseppi.

Fu quella la frase che convinse una volta per tutte Tosa, il quale inspirò profondamente e fece quello che andava fatto: estrasse la sua sapiente linguetta e, con fare certosino, iniziò a leccare quel foro minuto in tutte le sue parti anatomiche visibili. Poggiò entrambe le braccia, aggrappandosi tenacemente con le mani, su quelle terga prorompenti, che al contempo, a seguito dei colpi inflitti dal giornalista, iniziarono a vibrare. Tosa mise da parte ogni perplessità, era ormai totalmente coinvolto in quel pasto e, completamente in balia della sua eccitazione, afferrò con maggiore intensità le chiappone catodiche del presidente del consiglio, mentre seguitava a sguinzagliare freneticamente la sua lingua su quell’ano impertinente. D’un tratto, avvinghiato a quei glutei alla stregua d’un koala, affondò finalmente con vigore la sua lingua penetrandolo, mentre mani, braccia e volto affondavano sempre di più in quel gigantesco deretano. Tosa era ormai in balia del piacere, si sentiva del tutto posseduto da quel mostruoso culone, al punto che fu ormai troppo tardi, quando si rese conto di esserne ormai invischiato e di non essere più in grado di venirne fuori. La sua lingua era ormai totalmente risucchiata da quel buco nero, mentre braccia e gambe affondavano totalmente nelle carni del sederone di Conte, che aveva assunto una consistenza gelatinosa e appiccicaticcia.

– Bene, Tosa, adesso chi è comanda? Chi è il burattino? Rispondi, figlio di puttana! – fece con sadica soddisfazione il culacchione vischioso del presidente del consiglio.

– Mmm…’a pre’o…mi ‘ibe’i…non e’pi’o!!! – farfugliò Tosa, ormai non più in grado di proferire alcuna parola che fosse intellegibile.

– Caro Tosa, si prepari ora: sta per arrivare il gran finale, la ciliegina sulla torta.

– MMM…’o, ‘o, ‘o, ‘a ‘ego!!! – rispose convulsamente Tosa.

– E invece sì, caro Lorenzo, sta per arrivare quanto il mio proprietario aveva promesso tempo fa, subito dopo la chiusura degli esercizi commerciali: la potenza di fuoco.

Il fondoschiena iniziò a vibrare con maggiore intensità, al punto che le scosse si diffusero in tutto il soggiorno, provocando delle crepe nel soffitto. Tosa sapeva a cosa stava andando incontro e fu dunque quello il momento in cui vide istantaneamente la sua vita passargli davanti. Rivide suo padre, assente e preso dal lavoro, brusco e privo di attenzioni nei suoi riguardi, che tanto dolore gli aveva causato da bambino. Provò nuovamente le pene della trascuratezza e della mancanza di una figura maschile forte che si prendesse cura di lui. Rivide la sofferenza e il dolore di sua madre, la quale riversava su suo figlio tutta la frustrazione causata da un marito inesistente e, per certi versi, brutale, inondandolo di lamentele tossiche che gli avevano fatto un vero e proprio lavaggio del cervello, al limite dell’alienazione parentale, e lo avevano trasformato in un femminista sfegatato. In quell’istante, Tosa realizzò che le sue incapacità con le donne, dovute a una compiacenza atavica e inconcludente nei riguardi del gentil sesso, erano state causate proprio da sua madre, verso la quale provò improvvisamente un violento rancore. Realizzò, in quell’eterno istante, che il femminismo di facciata e progressista che utilizzava per i suo post allo zucchero, derivava originariamente dall’inganno che sua madre aveva perpetrato nei suoi riguardi, da un complesso di Edipo irrisolto, ragion per cui non aveva ancora perso la verginità alla veneranda età di trentasette anni. Ebbe il tempo di formulare un ultimo pensiero, un ultimo saluto alla donna che gli aveva donato la vita, prima di andare incontro al suo destino:

– Vai a farti fottere, vecchia puttana!

Fu in quel preciso istante che le vibrazioni e le scosse si interrupperò di colpo. L’ano del presidente del consiglio si schiuse a guisa d’un gelsomino a primavera e, dopo un microsecondo, un battito d’ali d’una farfalla, un istante quasi eterno, emise uno scoreggione rumoroso e devastante, che causò la caduta di alcuni calcinacci nel soggiorno, a cui fece seguito una violenta fiumana di diarrea che scaraventò Tosa contro la parete, mentre quei potentissimi getti di merda lo sommergevano fino a coprirlo totalmente, a renderlo completamente indistinguibile dalle feci, per quanto non si trattasse di una differenza particolarmente marcata. In tutto il soggiorno, la pioggia di merda rumoreggiava come una grandinata di milioni di rospi. Tosa gorgogliava frasi incomprensibili, mentre sbatteva ripetutamente i palmi delle mani e i talloni contro il muro, alla ricerca di un disperato appiglio per liberarsi da quella punizione umiliante, mentre quel geyser di materia fecale allo stato liquido lo teneva violentemente incollato alla parete, non lasciandogli scampo alcuno.

Quella doccia scura durò circa una mezz’ora, fino a quando l’ultimo fiotto colpì in pieno il volto di Tosa, il quale, finalmente, ricadde svenuto al suolo, completamente ricoperto di cacca fumante.

Fu quello il momento in cui quel video paradossale si concluse. Cinque secondi dopo, sarebbe andata in onda l’ennesima diretta del Presidente del Consiglio, nella quale avrebbe annunciato il contenuto dell’ennesimo, confuso DPCM a tutela della salute dei cittadini per la gestione della pandemia da Covid-19.

Nel frattempo, in casa Scanzi, il buon Andrea entrò in soggiorno, si adagiò sul divano e accese la smart TV, collegandosi immediatamente a Youtube. Non sapeva esattamente cosa guardare, probabilmente si sarebbe sparato un bel live dei Pink Floyd, fino a quando non avrebbe preso sonno. Rimase per un po’ a fissare lo schermo del suo moderno televisore, dubbioso sul da farsi, finché nella home page di Youtube, tra i video consigliati, la sua attenzione non cadde sull’anteprima di un curioso filmato realizzato da un certo Canale Anale.

2 pensieri riguardo “Canale Anale

  1. ahahahah grande pezzo! già mi era piaciuto ma meritava una rilettura, mi hai fatto tornare in mente un libriccino che comprai in più copie (da regalare agli amici) Quello che gli uomini capiscono delle donne (una cinquantina di pagine bianche)

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