Penelope

Stingue, sentenzia, il tuo esser lontana,
odo disciolta la speme ormai vana,
reclusi a chiave, novelli liberti,
ecco, ai doveri, adempiamo solerti.

Brevi momenti d’amore,
esecuzioni profonde,
celiam le rughe più immonde,
quali eleganti signore.

E’ a lei che ambisco, Penelope, cara,
dona, dal vuoto discosta e ripara,
fossi l’Ulisse ogne parte dell’orbe
speculerei, in un viaggio che assorbe,

per poi a lei ritornare,
dentro il suo amplesso dissolto,
nudo, silente, raccolto,
alacre ancora a danzare.

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