Giuseppe Conte e i Pieni Poteri – Parte 1

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Era stato un lungo viaggio. Quasi dieci ore di volo, più altre due ore in Taxi per raggiungere Zhongnanhai. Il presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nonostante il lungo e faticoso viaggio, mostrava come di consueto il suo impeccabile aplomb, vestito di tutto punto in completo nero, camicia e fazzoletto immacolatissimi e cravatta blu, oltre alle immancabili scarpe oxford nere. Al suo seguito, l’inseparabile Rocco Casalino, portavoce del presidente del consiglio, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, silente e imperscrutabile presidente della Casaleggio Associati.

I quattro avevano finalmente raggiunto la sede del governo della Repubblica Popolare Cinese. Entrarono nel vasto edificio e percorsero le enormi sale all’interno. Giuseppe Conte e Rocco Casalino camminavano qualche metro più indietro rispetto al ministro degli Esteri e al figlio del fondatore del Movimento Cinque Stelle.

– Rocco, amore mio…- biascicò il premier con la sua voce impastata – disciamo che oggi mi sento un po’ teso, ho bisogno di sentirti vicino.

– Beppe… – rispose il responsabile della comunicazione del Movimento Cinque Stelle, con aria tenera e al contempo rassicurante – Io sono la tua ombra, e questo lo sai! – Rocco Casalino guardò Giuseppe Conte con la coda dell’occhio, ammiccò e gli diede una pacca sul culo. Conte si sentì leggermente sollevato, per quanto avesse ormai da tempo maturato la consapevolezza di essersi fatto carico di responsabilità più grandi di lui, nonostante allo stesso tempo non riuscisse a liberarsi della sua smisurata ambizione, ben celata dalle strategie comunicative suggeritegli dalla Casaleggio Associati.

Raggiunsero finalmente lo studio del Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Xi Jinping attendeva impettito la delegazione italiana.

– Salve, Presidente Pin… – esordì Di Maio, ma non fece in tempo a terminare il saluto che Rocco Casalino gli tirò una gomitata in pieno stomaco.

– Dopo facciamo i conti, frocetto… – sussurrò fra i denti Rocco Casalino, guardando il ministro degli Esteri di soppiatto. Di Maio si ricompose immediatamente, benché il dolore allo stomaco gli mozzasse il fiato. Due lacrimoni scesero dai suoi occhioni fanciulleschi contriti. Anche Luigi sapeva ormai di essersi infilato in una situazione gigantesca, che non era in grado di gestire, nonostante l’ostentata sicumera mediatica. Erano ormai diverse notti che non dormiva, da tempo si augurava di tornare a fare quanto prima una vita normale, nonostante, al contempo, la politica fosse diventata per lui una dipendenza peggiore dell’eroina, della quale non riusciva più a fare a meno.

– Lietissimo di incontrarla, Presidente Xi Jinping! – proferì Giuseppe Conte, scandendo con precisione il suo nome e porgendo la mano al presidente cinese, con piglio ossequioso e istituzionale.

– Grazie per essere qui, siamo onorati di potervi ospitare per questo colloquio! – rispose Xi Jinping.

– Allora, Presidente – proseguì Conte, con fare vischioso e ruffiano – disciamo che è ben chiaro a tutti il motivo della nostra visita. Sa bene l’amicizia che lega ormai i nostri due paesi, no? Da un punto di vista economico e produttivo siete ormai una grande potenza, sappiamo bene che il vostro è un modello di efficienza riconosciuto a livello mondiale, che ha ormai di gran lunga superato gli Stati Uniti d’America. Ecco perché noi, in qualità di rappresentanti della Repubblica Italiana, volevamo una volta per tutte cercare di esportare il vostro esempio anche nel nostro meraviglioso paese.

– La risposta è semplice, professor Conte, i nostri processi decisionali sono molto più rapidi dei vostri. Qui in Cina, non abbiamo tutte le vostre lungaggini, la vostra burocrazia, noi semplicemente, qui, non abbiamo quella cosa obsoleta che voi chiamate…aspetti, com’è che si chiama, non mi viene la parola?

– Democrazia? – chiese prontamente il presidente del consiglio italiano, trattenendo a stento l’ilarità.

– Esattamente! – fece Xi Jinping.

I cinque scoppiarono in una fragorosa e liberatoria risata. Si davano pacche sulle spalle in maniera cameratesca, come cinque compagni di calcetto, cinque vecchi amici di sempre, in un clima informale e conviviale. Avevano le lacrime agli occhi, per le risa che si erano scatenate.

– Vede, Presidente Xi Jinping – fece Conte, passandosi l’indice sull’occhio destro, per asciugarsi le lacrime causate da quella sonora sghignazzata – il punto è proprio questo. Il progetto politico del Movimento Cinque Stelle è quello di trasformare la nostra democrazia parlamentare in una democrazia di carattere leggermente diverso. Sì, disciamo popolare, come la vostra, ma con la possibilità di lasciare ai cittadini l’ultima parola sulle decisioni del governo, mediante un voto su una piattaforma online chiamata Rousseau. Immagino che ne abbia già sentito parlare. In quel caso, non ci sarebbe la necessità di delegare le decisioni al Parlamento, che potrebbe tranquillamente essere abolito, riducendo enormemente i costi della politica e rendendo più rapida ed effisciente la macchina dello stato. Inoltre, è ben chiaro che non sarebbe neppure necessario avere partiti di opposizione, dato che l’ultima parola spetterebbe sempre e comunque ai singoli cittadini. Noi, come rappresentanti del governo italiano e del Movimento Cinque Stelle, facciamo presente con molta chiarezza e trasparenza che non siamo un partito. Siamo privati scittadini, animati dall’amore e dalla passione per la politica e con una costante tensione verso un concetto ormai considerato desueto da parte dei partiti tradizionali: etica pubblica. Pertanto non possiamo definirci antidemocratici, ben inteso!

– Chiarissimo e molto innovativo! – fece con marcato entusiasmo Xi Jinping – Ma per far sì che il vostro progetto prenda forma, dovete indurre i cittadini italiani a fidarsi ciecamente di voi, dapprima però incutendo loro timore per poi presentarvi come l’unica soluzione possibile alle loro paure…

– Ma a questo ci pensa già Salvini, con la paura dei migranti, del diverso! Quella nicchia è già stata ampiamente occupata! – replicò prontamente Conte.

– Già, ma voi dovrete fare leva sulla più grande paura e angoscia esistenziale che caratterizza l’essere umano… – rispose Xi Jinping, sfregando diabolicamente le mani.

– Sarebbe a dire?

– La paura della morte!

I quattro componenti della delegazione italiana rabbrividirono sincronizzati. Subito dopo, all’unisono, strabuzzarono gli occhi colmi di stupore e di meraviglia, come colti da un’illuminazione simultanea.

– Prego, seguitemi, amici italiani! Venite da questa parte! – fece Xi Jinping.

Il presidente cinese si avviò in fondo allo studio. C’era una tenda nera, che afferrò e scostò. La tenda celava una piccola porta. Il presidente cinese l’aprì.

– Entrate pure! – invitò con fare galante Xi Jinping.

I quattro italiani entrarono e sobbalzarono stupiti nello stesso istante. Era un laboratorio scientifico, al cui interno c’erano delle gabbie per sperimentazioni animali in cui erano rinchiuse delle donne cinesi in sovrappeso, le quali, notata la presenza della delegazione italiana, iniziarono a sbattere le mani furiosamente contro i vetri, grugnendo e urlando con fare animalesco. Saltavano rabbiosamente a destra e a manca, emettendo vocalizzi incomprensibili. Le loro iridi erano completamente scarlatte.

– Vedete, – fece Xi Jinping – queste donne, che tra l’altro sono anche lesbiche, sono affette da un morbo, una nuova malattia, che si chiama Covid-19, o Coronavirus. Dovete solo fare un cenno del capo, e ve ne spediamo qualcuna lì da voi. Avrete senz’altro un laboratorio scientifico analogo a questo, lì in Italia. Ah, a proposito, fate molta attenzione: sono contagiosissime!

Casaleggio, Casalino, Conte e Di Maio si lanciarono occhiate di intesa. Avevano già capito dove voleva andare a parare, quella vecchia volpe del segretario del Partito Comunista Cinese.

– A Codogno, in provincia di Lodi, in effetti i servizi segreti italiani hanno fatto installare un laboratorio scientifico segreto del tutto simile a questo… – rispose Conte, guardando gli altri tre italiani, sorridendo e mostrando le sue graziose fossette. Gli altri annuirono, l’idea poteva funzionare. Eccome, se poteva funzionare.

– Ben fatto! – rispose con entusiasmo Xi Jinping – vi manderemo alcuni esemplari di questi zombie, da tenere nei vostri laboratori. Mi raccomando, ora seguitemi attentamente: dovrete fare in modo che la notizia che il governo italiano tiene prigioniere delle donne lesbiche straniere curvy si sparga nell’ambiente radical chic, in modo che qualche buonista femminista antirazzista no-vax politicamente corretto organizzi una missione segreta per liberarle. A quel punto, saprete anche a chi dare la colpa per il contagio.

Tutti e cinque si guardavano sorridendo e annuendo. I loro sorrisi si tramutarono nuovamente in un’irrefrenabile ilarità. In breve il gruppo si ritrovò nuovamente in un clima goliardico, mentre le risate isteriche, inquietanti e bramose di potere riempivano il laboratorio e le cinesi zombie, al contempo, emettevano urla e grugniti terrificanti.

Tutto era pronto per dare vita a Gaia, il Nuovo Ordine Mondiale voluto dalla Casaleggio Associati.