Coronavirus – Il Giorno del Contagio

Notte fonda. Il laboratorio segreto di Codogno, in provincia di Lodi, era ormai deserto. Un’intera parete era costituita da una matrice di televisori, su cui stavano trasmettendo, in contemporanea, video di Matteo Salvini presi direttamente dai suoi profili sulle reti sociali, mentre inveiva sui soliti temi contro i clandestini e contro l’Europa.

Dinanzi a quell’alveare di schermi, legata a un lettino, giaceva una cinese leggermente in sovrappeso, altrimenti detta curvy, com’era consuetudine riferirsi a tale tipo di donna leggermente tarchiata nel gergo politicamente corretto. Questa presentava degli elettrodi connessi al cranio, mentre, ormai silente e stremata da quella maratona televisiva interminabile, guardava senza interruzione quei terribili video.

In quel momento, un gruppo di quattro individui, indossanti tute nere d’assalto e con il volto coperto da un passamontagna, si stava introducendo clandestinamente nell’edificio che ospitava il laboratorio, percorrendo furtivamente il corridoio per raggiungerlo. Uno di loro, strada facendo, coprì l’obiettivo della telecamera di video sorveglianza con un tappo, in modo da eludere i controlli.

I quattro raggiunsero finalmente la porta d’ingresso del laboratorio. Il capo del gruppo si affacciò al vetro: – Bingo! – esclamò. Appoggiò il badge contraffatto alla serratura elettronica alla sinistra della porta, facendola scattare, spinse e aprì. Entrarono nel settore.

Una volta dentro, l’organizzatore di quell’imboscata si liberò finalmente del passamontagna che ricopriva il suo volto, rivelandone la sua vera identità: era Mattia Santori, leader delle Sardine.

– Porca puttana! – proferì sdegnato. Nel mentre, il suo sguardo incrociò quello di un’altra donna cinese curvy, rinchiusa in una gabbia per sperimentazioni animali, la quale, alla presenza del giovane bolognese, cominciò a battere i pugni rabbiosamente contro il vetro, emettendo grugniti animaleschi e urla furiose.

Immediatamente, i quattro realizzarono che il laboratorio era pieno di donne cinesi curvy in gabbia, inferocite e regredite allo stato animale. Anche gli altri tre si liberarono del passamontagna: erano Laura Boldrini, già presidente della Camera dei deputati nella XVII legislatura, Massimo Gramellini, giornalista dal cuore impomatato de Il Corriere della Sera e Lorenzo Tosa, fondatore del blog Generazione Antigone, ex addetto stampa del Movimento Cinque Stelle in Liguria. I tre cominciarono a girare tra le gabbie, scattando numerose fotografie con i loro smartphone, da poter pubblicare immediatamente sui loro profili nelle reti sociali. Le cinesi imprigionate, intanto, saltavano rabbiosamente a destra e a manca, seguitando nel farfugliare suoni incomprensibili e animaleschi, con le iridi completamente rosse e iniettate di sangue.

I quattro proseguirono il loro giro all’interno del laboratorio, finché non raggiunsero la donna cinese curvy distesa sul lettino, mentre i video del leader della Lega seguitavano ad essere trasmessi ininterrottamente. Laura Boldrini si avvicinò con aria straziata. La donna era devastata da quella lunghissima visione:

– Oddio… – proferì la deputata di LeU, con voce rotta.

– Cerca di restare calma, se vuoi farle uscire da qui! – rispose severamente Mattia Santori.

Il leader delle Sardine continuò a scattare fotografie con il suo smartphone, in modo da poter documentare il tutto. Massimo Gramellini, da lontano, senza distogliere lo sguardo, concentrato sulla serratura delle gabbie, gli fece, caustico:

– Spero almeno che Oliviero Toscani ti abbia insegnato a fare delle fotografie decenti!

Santori fulminò il giornalista del Corriere con lo sguardo.

– Ehm… scherzavo… – rispose imbarazzato Gramellini, il quale arrossì, ritornando sui suoi passi. – Queste gabbie, comunque, posso aprirle senza problemi!

– E allora comincia! – ordinò Mattia Santori, visibilmente piccato.

In quel momento, i quattro buonisti si accorsero di non essere soli in quell’immenso laboratorio. Il medico di turno quella notte, bicchiere di caffè alla mano, se ne stava in fondo allo stanzone con aria terrorizzata, mentre osservava i quattro radical chic armeggiare e cercare di manomettere le gabbie che imprigionavano le donne. Quando i quattro progressisti si accorsero di quella presenza indesiderata, il medico lasciò cadere al suolo il suo bicchiere di caffè e corse immediatamente verso il telefono in fondo all’open space, inseguito da Lorenzo Tosa e Massimo Gramellini. Il medico sollevò rapidamente la cornetta:

– Sicurezza, c’è un intrusione! Venite al settore…

Non fece in tempo a terminare la frase, che Lorenzo Tosa lo aveva raggiunto. Gli strappò la cornetta di mano e con l’altra chiuse immediatamente la telefonata. Le donne cinesi curvy continuavano a rumoreggiare nelle gabbie. Tosa prese con decisione per il bavero del camice il medico e lo trascinò lontano dal telefono. Una volta distanti, il medico, affannato e preoccupato proferì:

– Io so chi siete! So cosa pensate di fare!

– Se non vuoi guai – ordinò Mattia Santori – tieni la bocca chiusa e non muovere neanche un muscolo! – Iniziò ad avvicinarsi a una delle gabbie in cui era rinchiusa una donna cinese.

Il medico rispose angosciato:

– Quelle donne cinesi curvy sono anche lesbiche! Io vi capisco, sono d’accordo con voi! Stiamo mancando di rispetto al contempo alle donne, agli extracomunitari, alla comunità LGBT e alle persone sovrappeso! Ma purtroppo quelle donne…

– Sei un maschilista e un potenziale stupratore! – fece la Boldrini indignata.

– Deputata Boldrini, se magari mi lascia finire il discorso…dicevo che quelle donne… – Il medico non poté terminare la sua spiegazione, quando fu nuovamente interrotto da Lorenzo Tosa:

– Quelle povere donne. Lei non ha idea. Dell’inaudita sofferenza. Che hanno dovuto provare. Per raggiungere il nostro Paese. Tramite quelle barche malconce. Lei non sa. Cosa voglia dire. Lasciare la propria Africa. Raggiungere Lampedusa. Rimanere per chissà quanto tempo. In quei dannati centri. Di accoglienza. In quei lager. Lei non ha cuore. Fascista!

– Ehm…a dire il vero, sono cinesi… – replicò il medico, con aria perplessa – Mi permetta di dubitare fortemente in merito alle sue convinzioni sulla loro provenienza geografica…

– Silenzio! – fece Massimo Gramellini. – Si rende conto del dolore che causerà ai loro figli?

– Ehm…veramente, come facevo presente prima, dottor Gramellini, le donne in questione sarebbero lesbiche, non hanno mai, e dico mai, avuto rapporti sessuali con nessun uomo. Dicevo che quelle donne sono…

– Silenzio! – fece Mattia Santori – Le chiedo scusa, dottore, ma ero l’unico che non l’aveva ancora zittito, ed era giusto riaffermare la mia leadership in questo contesto. In realtà, in qualità di fondatore delle Sardine, non ho alcuna argomentazione da contrapporre, ma siccome noi siamo per l’integrazione, per la democrazia e per la libertà di espressione, qualsiasi cosa questo significhi, ho deciso di lasciarla parlare. Diceva dunque, quelle donne?

– Quelle donne sono infette! Sono altamente contagiose, le stiamo monitorando!

– Infette da cosa? – replicò duro Lorenzo Tosa.

– Dobbiamo prima capire per poterle curare, altrimenti…

– Sono infette da cosa? – proferì nuovamente Lorenzo Tosa, scandendo ogni parola con severità.

Il medico guardò negli occhi Lorenzo Tosa, con aria preoccupata, fece un lungo respiro e finalmente rispose, con un’unica, singola parola, che risuonò funesta nell’enorme stanza sotterranea e si abbatté come una scure sui presenti:

Coronavirus.

A Lorenzo Tosa, per un breve istante che parve eterno, gli si gelò il sangue. Abbassò gli occhi, come se, per un attimo, la diagnosi del medico avesse fatto una lieve breccia nel suo guscio narcisistico. Ciò nonostante, Tosa non si lasciò sopraffare da quel pensiero e si riprese immediatamente. Non poteva permettersi di mettere da parte quel personaggio ipocrita che si era creato con lo scopo di avere quasi centonovantamila sostenitori su Facebook. Con rabbia, esclamò:

– Ma che cazzo sta dicendo questo? Non abbiamo tempo per le cazzate! Santori, Gramellini, Boldrini, aprite le gabbie!

– Prima le signore, stronzo maschilista! – replicò isterica Laura Boldrini.

– No, no, no, non fatelo! – supplicò il medico. Tosa gli si scagliò nuovamente contro, afferrandolo per il bavero del camice e sbattendolo contro la parete:

– Senti bastardo pervertito! Noi ora portiamo via le vittime che hai torturato!

La Boldrini, nel frattempo, osservava amorevolmente una delle gabbie che teneva prigioniera la donna cinese:

– Vi faremo uscire di qui…

Il medico, braccato da Lorenzo Tosa, continuò a supplicare i quattro buonisti:

– Quelle donne sono contagiose! L’infezione ha intaccato il sangue e la saliva! Basta un morso e…

Il medico non poté terminare. Gramellini aveva già rotto il lucchetto di una delle gabbie con un’enorme tenaglia. Laura Boldrini abbassò la porta di vetro della gabbia, per consentire alla donna cinese lesbica curvy di uscire.

– Ferma! Ferma! – urlò il medico, mentre Lorenzo Tosa continuava a placcarlo, per evitare che intervenisse.

La donna cinese lesbica curvy non si fece attendere. Percorse la lunga gabbia galoppando sulle braccia e sulle gambe, ringhiando, con espressione indemoniata e le fauci spalancate. Il volto della Boldrini, dapprima sorridente e compiaciuto per quell’atto così prepotentemente femminista, si tramutò quasi istantaneamente in una maschera di terrore. Non ebbe il tempo di urlare, che la donna cinese saltò fuori con un balzo disumano dalla sua prigione, scagliandosi addosso all’ex presidente della Camera, la quale finì rovinosamente a terra. La donna infetta morse il collo della deputata di LeU strappandole di netto un pezzo di carne viva. Quest’ultima, schifata e terrorizzata, cominciò a urlare:

– Aiuto! Toglietemela di dosso! Uomini, salvatemi!

Gramellini intervenne subito, benché dentro di sé si sentisse leggermente usato dalla collega scrittrice, giornalista senza patentino, opinionista e qualunquista con passione, colpendo con la tenaglia in pieno cranio la cinese, che stramazzò al suolo.

Laura Boldrini, stordita, ebbe improvvisamente un conato, si girò su se stessa e vomitò un fiotto di sangue sul pavimento. In quell’istante, cominciò ad avvertire un fortissimo dolore alla pancia, cominciando a grugnire mentre gli occhi le si coloravano di rosso. Gramellini, in piedi dinanzi a lei, la guardava con aria preoccupata, finché la Boldrini, girandosi nuovamente in posizione supina sul pavimento, non divaricò improvvisamente le gambe e con un gorgoglio animalesco emise dalla fica un geyser di sangue, ettolitri di endometrio sfaldato che ricoprirono rovinosamente il povero giornalista del Corriere.

– Cristo di un Dio! Che schifo, porca troia! Aiutatemi, cazzo! Mamma! Mamma! – urlò Gramellini piagnucolando inorridito, stordito da quella fetida cascata cremisi che lo ricopriva dalla testa ai piedi. Gramellini cominciò a dibattersi convulsamente all’interno del laboratorio, urlando e scalpitando terrorizzato, finché il contagio non colpì anche lui. I suoi occhi si fecero vermiglione, e, perduto l’uso della ragione, cominciò a emettere versi animaleschi e saltare dappertutto come una scimmia, finché non si accorse della presenza di Lorenzo Tosa. Lo puntò, ringhiando e soffiando dal naso. Tosa, terrorizzato, cominciò a scappar via, gridando, ma invano. In breve, Gramellini gli fu addosso, saltandogli sopra, facendolo stramazzare rovinosamente al suolo e bloccandolo sul pavimento. L’ormai ex giornalista del Corriere si liberò dei pantaloni e delle mutandine, poggiò i gomiti sul petto di Lorenzo Tosa, ruotò di un angolo piatto finché non fu in grado di piantare la sua fica all’altezza della bocca del fondatore di Generazione Antigone, il quale implorò rabbiosamente:

– No, ti prego, no! Vaffanculo, pezzo di merda di un buonista del cazzo! Non farl…

Non fece in tempo a finire la frase che Gramellini gli scaricò in bocca un geyser di mestruo infetto, mentre Tosa sbatteva convulsamente i palmi delle mani e i talloni sul pavimento, gorgogliando pietà con quell’ultimo barlume di dignità che gli era rimasto.

Appena Gramellini ebbe terminato, il corpo di Tosa rimase per pochi secondi esanime, con la bocca piena di sangue. Il laboratorio era ormai impregnato di un terrificante odore di fica ed endometrio. Memorie olfattive di due vagine. Di colpo, Tosa si girò, vomitò svariati fiotti di sangue sul pavimento, si voltò nuovamente di scatto, si passò l’avambraccio sulla bocca, per ripulirsela dopo quel pasto crudo e si alzò in piedi, ringhiando, assieme alla Boldrini e a Gramellini. I tre, ormai morti viventi, avevano puntato Mattia Santori e il medico, gli unici due esenti dal contagio; ancora per poco.

– Bravo, testa di cazzo! Tu e i tuoi cazzo di capelli ricci unti con il cerchietto e quella barbetta da tredicenne segaiolo. Hai visto cosa avete combinato, tu e i tuoi tre amichetti radical chic di ‘sta fava? – rimproverò il medico, ormai rassegnato. I tre zombie ringhiavano minacciosamente, in attesa di godersi il lauto pasto.

Mattia Santori cominciò a piagnucolare, con forte accento emiliano: – Socc’mel! Ma cosa ne potevo sapere io? Questo è peggio di un film horror!

– No, coglionazzo narcisista. Questa è proprio la realtà. Te lo dico io cosa accadrà adesso. Ascoltami attentamente: ora questo cosiddetto “Coronavirus” si spargerà in tutta la Lombardia, lo zoccolo duro della Lega, e il governo Conte tenterà delle misure per contrastarlo, totalmente fallimentari. Si verrà a creare un’isteria collettiva. La gente svaligerà farmacie e supermercati per procurarsi amuchina, mascherine, pasta, carne e, soprattutto, tonno in scatola. Le aziende si fermeranno. Chiuderanno università, scuole, chiese, enti pubblici e privati. Secondo te cosa farà Matteo Salvini, grandissima testa di cazzo di un ragazzino? Non si metterà a fare sciacallaggio su questa cosa? Certo che lo farà! Incolperà innanzitutto i cinesi, per poi passare genericamente agli extracomunitari, gettando tutto in un bel calderone ricco di argomentazioni solide che parlino alla pancia del paese e, udite udite, stravincerà alle prossime elezioni. E di voi, cosiddette “Sardine” – fece sarcasticamente il gesto delle virgolette – non si sentirà mai più parlare. Di voi ragazzetti fannulloni non resterà che il vago ricordo di una scoreggia in uno stadio deserto.

– Porca puttana! – piagnucolò il leader delle sardine, mentre guardava i tre zombie ringhianti e pronti a divorarlo – ma chi me l’ha fatto fare? Cosa possiamo fare dottore? La supplico, lei indossa un camice, avrà una cura senz’altro. La prego, mi dica che ha una cura!

– Cerca di morire con dignità, coglione… – fece solenne il medico, il quale, dopo aver emesso un lungo sospiro, guardava fiero all’orizzonte, consapevole della fine ormai incombente.

I tre zombie si decisero: emisero un urlo terrificante e si lanciarono contro Santori e il medico. Mattia urlava disperatamente, al contrario del medico, che mostrava la fierezza, la convinzione e la solidità di un martire. Banchettarono a lungo con i corpi dei due, finché non rimasero che ossa spolpate.

I tre zombie fuggirono dal laboratorio. La profezia del medico era in procinto di avverarsi.

2 pensieri riguardo “Coronavirus – Il Giorno del Contagio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...