Dankrad

Però usare il termine “ritardate” al giorno d’oggi vi mette sullo stesso livello di queste false femministe. Ritardato è chi soffre di ritardo mentale opportunamente diagnosticato!

Erano circa le dieci di sera. L’admin era seduto nel suo ufficio, con il monitor del computer acceso sulla pagina Facebook che amministrava anonimamente, sulla quale, in alto a sinistra, faceva capolino la grigia foto profilo di un Franco Battiato in espressione riflessiva e malinconica. Lesse il commento politicamente corretto al suo post, a nome di una certa Lorenza Toso. Fece un sospiro, scosse la testa affranto e si pizzicò il mento.

Alzò la cornetta e digitò tre cifre sul suo telefono. All’altro capo, sentì sollevare la cornetta, ma non ricevette alcuna risposta. La persona che aveva risposto alla chiamata rimase in attesa di direttive.

– Vieni de qua, nel mio ufficio. – Proferì l’admin, con il suo buffo accento latino americano.

Chiuse la conversazione e adagiò la schiena sulla poltrona, facendo un lungo respiro, mettendo le mani giunte e fissando lo sguardo nel vuoto, con fare riflessivo, restando in attesa. Passarono cinque minuti, finché non sentì bussare alla porta del suo studio.

– Vieni pure dentro, Dankrad.

La guardia svizzera Dankrad fece il suo ingresso, con il suo abito a bande blu e gialle, il basco, il colletto e i guanti bianchi, si avvicinò all’admin e gli si genuflesse davanti. L’amministratore della pagina, in tunica bianca, gli porse la mano in modo che potesse baciargli l’anello piscatorio. Dankrad eseguì il rituale, solennemente.

– Eccomi qui, Santo Padre.

Grassie per essere venutto. Te ho fato chiamare perché ho ricevuto un altro commento politicamente coretto ai miei post su una de le pagine anonime che aministro su Facebook. Che figura ce facio con i miei follower?

– Mi faccia vedere, Santità.

Dankrad avvicinò lo sguardo, chiuse gli occhi a fessura e rilesse il commento di Lorenza Toso.

– Diamo un’occhiata al suo profilo, Beatissimo Padre.

Papa Francesco avvicinò il cursore del mouse al commento incriminato e cliccò sul nome dell’autrice per accedere al suo profilo Facebook. Dankrad gli sedette accanto. Spulciarono ogni dettaglio del suo account, imprudentemente pubblico, con precisione certosina. Nella sezione In Breve, vi erano le emoticon di una corona, un gattino e un cuore rosso con sotto una scritta, interamente in maiuscolo: SONO PAZZA. Le foto profilo, le immagini di copertina e le foto in evidenza ritraevano la giovane donna in costume, di spalle, seduta in riva al mare, oppure stesa sul suo letto mentre abbracciava il suo cane. C’erano anche alcuni autoscatti che la donna era solita realizzare ponendosi dinanzi allo specchio con le labbra protese. Dankrad e il Papa diedero un’occhiata alla sua bacheca, mantenendo una solenne imperturbabilità: quella pagina era un profluvio di post ipocriti antifascisti, antinazisti, femministi, partigiani, costituzionalisti, animalisti, gay-friendly e tutto quanto facesse parte dell’universo politically correct e radical chic.

– A quanto pare, ha segnalatto una de le mie pagine anche. Sono riuscito ad accorgermene grassie a quel software che el suo colega me ha instalatto qualche giorno fa. – asserì il Santo Padre, con pacatezza. Poi aggiunse: – Ho scoperto anche un’altra cossa: no se chiama davero Lorenza Toso. Ha cambiato el nome in onore de un “giornalista” de cui è fan sfegatata -.  Il Santo Padre, nel privato assai caustico, accompagnò la parola giornalista con il gesto delle virgolette, sollevando entrambe le mani e muovendo due volte dall’alto al basso i rispettivi indici e medi.

– Santo Padre, Lei è un drago. Sarebbe stato un ottimo informatico. – rispose Dankrad con affetto. Provava un amore sincero e filiale per il suo Papa. Bergoglio gli sorrise autenticamente e gli diede un buffetto sulla guancia. Le sue guardie svizzere erano come dei figli per lui.

– Dankrad, – riprese il Vicario di Cristo, afferrando il suo smartphone e aprendo l’applicazione di Spotify – lo vedi questo? A mesanotte precissa, io infilerà le cuffie nelle mie orecchie e dovrette fare tutto en cinque minutti y dodici secondi.

– Ho compreso, Santo Padre. – rispose la guardia svizzera.

Dankrad si genuflesse e baciò nuovamente l’anello piscatorio del Pontefice. Si rialzò, si mise sull’attenti, si voltò di scatto e uscì dall’ufficio.

Mancava un minuto alla mezzanotte. Papa Bergoglio si trovava nel suo ufficio, seduto in poltrona, con gli auricolari inseriti nelle orecchie e l’applicazione di Spotify pronta alla riproduzione. Dankrad si trovava davanti alla porta d’ingresso di Lorenza Toso, accompagnato da altre cinque guardie svizzere

A mezzanotte in punto, in perfetta sincronia, il Pontefice pigiò il tasto di riproduzione sull’applicazione, nello stesso istante in cui Dankrad suonò il campanello della porta d’ingresso di Lorenza Toso. Le campane iniziarono a suonare a morto nelle orecchie del Santo Padre e in breve, ad esse si sovrappose il suono delle chitarre distorte dei fratelli Young. Il Papa si adagiò ancor più comodamente per godersi la sua Hells Bells.

Nel frattempo, Lorenza Toso aprì la porta, in canottiera e pantaloncini e si trovò dinanzi a sé le sei guardie svizzere che la fissavano con serietà imperturbabile. Lorenza Toso strabuzzò i suoi grandi occhi verdi e sobbalzò.

– De…desiderano?

Dankrad appoggiò il palmo della mano sulla porta, in modo da aprirla del tutto, facendo scansare la giovane donna ed entrò silenziosamente nel soggiorno-cucina, con passo solenne, assieme ai suoi cinque colleghi. Fu l’unico ad avvicinarsi al tablet che poggiava sul tavolo, mentre Lorenza Toso lo guardava a bocca aperta e con un’espressione di sincera preoccupazione. Dankrad prese il tablet e diede un’occhiata severa al suo contenuto. Lorenza Toso aveva appena commentato un post di Lorenzo Tosa sul monologo di Benigni a Sanremo 2020. Il commento recitava:

Benigni è stato immenso come sempre, originale nella scelta del contenuto, e direi coraggioso, poiché ha smontato le forzate interpretazioni ecclesiastiche che da sempre hanno oscurato il Cantico dei cantici. Non è stato ripetitivo, ha solo esaltato la verità che è stata nascosta per secoli cercando di coinvolgere lo spettatore nello stupore della sostanza manifesta. Dei minuti di cultura e di meraviglia che hanno arricchito il Festival. Forse non si è compresa la natura intrinseca del suo monologo.

Dankrad scosse il capo in segno di disapprovazione. Successivamente, sollevò lo sguardo dal tablet. Guardò serissimo i colleghi alle spalle di Lorenza Toso e dopo due secondi annuì impercettibilmente: era il segnale.

Uno dei suoi colleghi, con fulminea velocità, afferrò vigorosamente il volto della giovane donna con la mano destra, mentre con il braccio sinistro le strinse il petto con forza cingendo con la mano la sua spalla destra. Prima di procedere, le sussurrò un’ultima frase nell’orecchio, con tono grave:

– Dio non esiste, stronza!

Il collega ruotò entrambe le braccia con tutte le sue forze, spezzandole il collo e uccidendola all’istante.

Gli altri quattro colleghi estrassero immediatamente un sacco nero, all’interno del quale adagiarono rapidamente il cadavere. Dankrad ebbe cura di spegnere il tablet e di infilarlo nel sacco assieme alla trapassata.

Completate tutte le operazioni, le sei guardie svizzere uscirono. Fu Dankrad a spegnere le luci e a chiudere la porta dell’abitazione.

In quell’istante, erano passati esattamente cinque minuti e dodici secondi. Il Santo Padre ripose gli auricolari e proprio in quel momento squillò il telefono del suo ufficio. Il Papa alzò la cornetta e la avvicinò all’orecchio.

– Fatto – disse Dankrad, all’altro capo. Il Santo Padre chiuse la telefonata.

Fu Dankrad stesso a concludere le operazioni.

A notte fonda, scese con il sacco nero sulle spalle nelle Sacre Grotte Vaticane e si avvicinò al sepolcro bianco su cui era incisa la scritta PIVS PP XII. La guardia svizzera estrasse un telecomando dalla tasca e, dopo aver pigiato sull’unico pulsante, il coperchio della tomba cominciò a sollevarsi lentamente, cigolando, occultando il quadro della Vergine Maria con il Bambino Gesù dipinta sulla parete. Dankrad si avvicinò e affacciò il suo viso all’interno della tomba, dentro la quale giaceva un altro sacco nero.

– Ciao amore mio, come stai? – proferì Dankrad con voce rotta, guardando quel vecchio sacco nero impolverato – Sono l’unico che pensa a te. E lo sai perché? Perché io so benissimo cosa voglia dire sentirsi soli. E tu, che sei qui dagli anni ottanta, lo sai meglio di me. Ma per fortuna ci pensa Dankrad a te, amore mio. Lo sai che ti voglio bene, vero? Da oggi, avrai una nuova amica a farti compagnia. Sei contenta, amore mio?

Dankrad, con entrambe le mani, sollevò il sacco da dietro le sue spalle e lo rovesciò all’interno della tomba, lasciandolo cadere rumorosamente. Si spolverò le mani sul completo a bande gialle e blu, estrasse nuovamente il telecomando dalla tasca, pigiò sull’unico pulsante e osservò il coperchio della tomba che cominciava a scendere lentamente, cigolando, mentre lacrime salate solcavano il suo viso.

Con un colpo secco e deciso che riecheggiò all’interno delle grotte vaticane, la tomba si richiuse definitivamente.

Dankrad spense le luci, risalì in superficie, uscì dalla Basilica di San Pietro da una porta che conosceva solo lui e si avviò verso casa.

Solo. Come lo era sempre stato.

 

 

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