Gomitolo nero

Ho un’immagine chiara nella mente: un grande gomitolo nero, pieno di nodi apparentemente inestricabili all’interno. La osservo, soffocante, opprimente palla intricata che mi stringe lo stomaco.

Non devo oppormi, non devo muovermi, posso solo osservare, con benevolenza, questi fili annodati, che mi fanno da maestri e mi insegnano qualcosa in più. Mi raccontano verità terribili e dolorose. Resisto, pazientemente, lascio che facciano severamente il loro lavoro.

A un tratto, avviene il miracolo. Qualcosa si muove, la stretta si allenta, i fili, come serpenti incantati si sollevano, si sciolgono. E’ questo il momento più critico. Bisogna pazientare ancora, osservarli in silenzio, senza giudicarli. Altrimenti tornano a stringere. Ecco, iniziano a mollarmi, allentano la presa, posso iniziare a districarmi lievemente. Ora mi volgono le spalle, sinuosi, e si allontanano, mi danno tregua. Torneranno a farmi visita, di sorpresa. E nuovamente, superato l’impatto iniziale, lascerò loro lo spazio di cui hanno bisogno, per raccontarmi qualcos’altro, per darmi le risposte di cui ho bisogno. Finché, ho fiducia, il gomitolo inizierà a ridurre il suo diametro, i nodi si faranno meno costrittivi e tutto si farà sempre più chiaro.

E al suono di un pianoforte, superata la notte, una notte piena di scoperte, potrò rialzarmi, fare un bel respiro, guardare il sole fuori dalla finestra, tornare alla vita, ricominciare a camminare.

2 pensieri riguardo “Gomitolo nero

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