Sfigo Ricky – Capitolo 3 – L’orrido abbigliare

Il richeo abbigliare è un’altra delle preponderanti peculiarità che contraddistingue la sua persona.

Svariate sono le caratteristiche degli indumenti da lui indossati che ne conferiscono un ulteriore decremento per quanto concerne il suo decoro.

Si parte innanzitutto dalle camicie, sovente confuse per tovaglie, a causa della presenza fissa di righe o quadrettini che le rendono sgradevoli agli occhi. In svariate circostanze, i suoi compagni, durante le lezioni, solevan fingere di cibarsi sulla richea schiena, additandolo perciò a guisa di un becero tavolo imbandito in una sordida bettola.

Un paio di scarpe gioca un ruolo fondamentale nel picconare la richea onorabilità: nere, alte e logorate, parevan queste ultime provenire dal fondo d’un lago, nel corso di una battuta di pesca. Difatti, usavano i suoi compagni soprannominarle “Le scarpe del lago di Como”.

I pantaloni concludono la vagonata di aberrazioni vestiarie, a cagion dei loro bizzarri colori, totalmente inimmaginabili su un paio di calzoni.

La combinazione di questi elementi dà luogo ad un ulteriore baluardo che caratterizza il richeo nella scelta dei capi di vestiario: la totale aleatorietà con cui questi ultimi vengono prelevati dall’armadio e indossati. Sovente, egli non mostra la minima attenzione negli abbinamenti, presentandosi in svariate occasioni coperto di tessuti dai colori il meno possibile concordi tra loro, dando luogo a risultati atti a scatenare le risa del circondario. Si rimembrano a tal proposito un paio di avvenimenti che mettono in luce questo deficit, secondo alcuni cagionato da daltonismo, secondo altri arrecato dalla sua intrinseca sfighità, feconda madre degli innumerevoli baluardi elencati in cotale testo.

Il primo evento riguarda una serata presso il cinematografo. Il nostro, ritardatario cronico, a cagion del suo solito prepararsi in fretta e furia, si presentò affannato e grondante di sudore all’appuntamento. Un giaccone lungo, dovuto al rigido clima invernale, non lasciava trapelare inizialmente nulla. Giunti però nella sala in cui sarebbe stata proiettata la pellicola, era giunta per il richeo l’ora di liberarsi dell’ingombrante giubbotto. E quell’evento fu, per l’autore e i suoi compagni, come scartare un ghiotto cioccolatino dal suo involucro. Il richeo presentava un abbinamento di colori che lo rendevano una bizzarra e ignomignosa macchietta: calzoni rossi, scarpe nere e maglione blu. La sua immagine rimandava a quella di un zotico e aberrante giocatore di golf. E tra le risa generali e i frizzi e i lazzi al fulmicotone, i suoi compagni proferivano:

– Ricky…ma come cazzo sei vestito?

– Eh…ho fatto di fretta…

– Dove hai lasciato le mazze?

– Mah…WAAAAAAAAAAAAAAAH!

– Mi passeresti un driver?

– La mia dignità ormai è andata…

Un altro episodio, forse il più emblematico tra gli innumerevoli, concerne una mattinata nei pressi della sua università. A causa della prematura ora mattutina, l’autore non aveva fatto inizialmente caso a come il richeo amico avesse deciso di agghindarsi. Ma, nel corso delle lezioni, qualcuno gli fece notare con diplomazia ed educazione, sussurrandogli: – Ma come cazzo si è vestito oggi Ricky?

E lì che gli occhi di entrambi si rivolsero verso la richea sagoma, lasciando loro sbalorditi e attoniti: il nostro presentava un paio di pantaloni verde chiaro acceso, con su una camicia bianca a righe blu verticali. Era ancora inverno. Il tutto rimandava ad una paesaggistica quanto inaspettata e nostalgica immagine estiva: il suo vestire rimembrava una sedia a sdraio posta in mezzo a un prato. Qualcuno proferì, al termine delle lezioni:
– Ricky…certo che hai un coraggio a vestirti così…- Ma il richeo difendeva a spada tratta i suoi indumenti, cercando di portar invano avanti la tesi che quella degenerazione di pantaloni fossero all’ultimo grido e indossati ormai da una buona fetta della popolazione. Ma l’autore non mancò di fargli notare che, se si fosse guardato nei paraggi, nessuno all’infuori di lui, nel raggio di chilometri, indossava quell’immondo capo di vestiario. Giunse l’ora di pranzo, e i nostri recaronsi nei pressi della mensa. E lì probabilmente, il fato o una forza o un’entità superiore miseci la mano. Il richeo aveva ordinato un trancio di pizza. Mentre cercava, con impacciate manovre, di prelevare l’insalata e di porla sul vassoio su cui già giaceva il pezzo di margherita, un colpo fortuito fece rovesciare quest’ultimo sui suoi orridi pantaloni, tramutandoli all’istante in una sorta di bizzarra bandiera dell’Italia. Le risa e gli scherni raggiunsero livelli mai visti in quella circostanza. Qualcuno osò dire che i pantaloni avevano subito un netto miglioramento. Qualcuno pensò che fosse stato un segno del destino o perché no, una punizione divina. Qualcuno intonò l’inno di Mameli. E in ogni caso, come un sol uomo, molti eran concordi sul fatto che quelle terribili braghe avevano fatto la fine che meritavano.

Il richeo, una sera, volle porre rimedio alle terribili figure fatte in precedenza. Recatosi assieme ai suoi compagni presso un pub per una birra, magari anche perché in quella circostanza presentaronsi alcune esponenti del gentil sesso, il richeo volle tentare di mostrarsi alla platea con un tocco di classe: camicia bianca, jeans e giacca elegante. I suoi compagni e le ragazze presenti, inizialmente, complimentaronsi con il nostro per la scelta dell’abbigliare, una volta tanto dettata dal criterio e non dalla casualità e dal caos. Qualcheduno però, dopo un’analisi più approfondita degli indumenti che ricoprivan il suo buffo corpicino, obiettò e scoprì un’altra strampalata chicca da aggiungere all’ormai innumerevole elenco di baluardi: il richeo amico era abbigliato a guisa d’un agente immobiliare. Quando, con la consueta impertinenza, glielo si fece notare, il richeo si inginocchiò e, con il solito suo fare implorante, esplose in un lamento irritante, stupito. Chiedeasi il nostro in cosa avesse fallito in quella circostanza, convinto che con quell’abbigliare avrebbe cambiato l’opinione dei suoi critici compagni, che però avean trovato un’ulteriore ragione per scalfire il suo onore.

 

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