Riscriviamo la Storia

Aprirà a breve una nuova rubrica: Riscriviamo la Storia.

L’obiettivo sarà quello di imparare a valutare i lati positivi e le azioni di alcuni personaggi storici, anche di quelli apparentemente più controversi.

Giudichiamo spesso con frettolosità le azioni e i comportamenti altrui, sapendo che fondamentalmente lo facciamo per sentirci migliori. Ma in Luca 6, 41-42, nostro Signore Gesù Cristo ci dà un insegnamento molto chiaro: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.” 

Ecco: questo è quello che ha sempre fatto la storia. Dividere in maniera nevrotica e dicotomica il mondo in vincitori e vinti, eliminando qualsiasi sfumatura. Perché i vincitori si sentono sempre più buoni dei vinti, quando dovremmo imparare tutti a guardarci dentro, sapendo che dietro le azioni più riprovevoli, non si nasconde che un grande dolore, una profonda ferita narcisistica, un bambino non amato o troppo amato.

Il progetto che persegue questa rubrica è ambizioso: creare una nuova via per il perdono e la tolleranza, che ci porti a valutare l’esercizio della violenza come una delle tante possibilità di esprimere il proprio dolore interiore. Fondamentalmente, la conquista di nuove terre, la presa e l’esercizio del potere, la repressione dei diritti democratici e l’instaurazione di un regime totalitario, si possono senz’altro considerare un fanciullesco e giocoso atto creativo, come può esserlo dipingere, scolpire, cantare e scrivere.

Questo progetto vuol dare vita a una cultura storica innovativa, al contempo cristiana e junghiana, che veda la guerra e la repressione come una forma d’arte e al contempo abbia come solide radici il perdono e la pace verso e con i nostri lati oscuri, proiettati generalmente sui vinti perché inaccettabili.

Perché nessuno si può davvero considerare consapevolmente malvagio.

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